On.Pier Paolo Baretta – Il Gazzettino 13.07.2011: “Manovra alternativa. Ecco come dovrebbe essere”

La risposta politica ed istituzionale all’attacco speculativo ai titoli italiani deve trovare un paese unito, ma non intontito. E’ giusto approvare rapidamente la manovra, come autorevolmente richiesto dal Presidente della Repubblica, addirittura entro questo fine settimana, prima che le borse riaprano, per far capire agli speculatori che non saranno concessi loro varchi (già la Consob sta adottando utili provvedimenti, ma non basteranno). Sarebbe bene che, sulla stregua dell’esempio americano, il governo aprisse formalmente un tavolo (e non solo un fugace incontro) con l’opposizione per discutere davvero di contenuti. Anche perche’ si può dire quel che si vuole sul cinismo dei mercati (e si deve dirlo!), ma lo spettacolo dato in questi giorni dalla maggioranza e dal governo è tale che li autorizza a non fidarsi e ad approfittarne.
All’obiezione che così facendo si rischia di salvare il governo morente, va replicato che il morente è l’Italia, e che la dimostrazione di un senso di responsabilità delle opposizioni rappresenterebbe un messaggio proprio ai mercati e agli italiani, sulla credibilità di una alternativa di governo rapida.
Ma, tutto cio’, non deve offuscare il giudizio negativo sui contenuti della manovra a cominciare dai suoi tre principali limiti: la eccessiva spalmatura nel tempo il 2014 è troppo lontano!), la sua debolezza strutturale, che rischia di renderla inefficace; la sua sgradevole iniquita’. Per questo voteremo contro, ma dovremo rendere evidente a tutti che una manovra alternativa era possibile.
Vista l’ emergenza, non è il caso di andare tanto per il sottile. Ed allora, un primo grande capitolo riguarda il Patrimonio pubblico. Si può varare un piano di alienazione di parte del patrimonio, pari ad almeno 2/3 punti di Pil, da realizzare in tre anni. Alienazione: cioè vendita, non cartolarizzazione! Anche d’intesa con gli Enti locali.
Un secondo intervento riguarda le privatizzazioni. L’elenco delle proprietà pubbliche di produzione e gestione di beni e di servizi è molto lungo e comprende veri e propri gioielli. Alcuni possono essere ceduti del tutto; per altri è possibile pensare che ci sia un interesse di privati, non solo italiani, per entrare in partnership; per altri ancora si può rischiare la quotazione in borsa e la public company.
Per favorire la crescita si può avviare una politica di concessioni finalizzata alla realizzazione di infrastrutture e alla salvaguardia di parte del patrimonio pubblico inalienabile ed una revisione, concordata con gli imprenditori, dei finanziamenti pubblici alle imprese concentrandoli, dall’attuale destinazione a pioggia, al credito di imposta o a investimenti mirati.
La previdenza non è estranea a questa manovra strutturale. Si può decidere, dal 1 gennaio 2013, la concentrazione in due soli Enti: uno previdenziale, l’Inps; uno assicurativo, l’Inail. All’inizio i risparmi sono relativi, ma si impennano nel giro di pochi anni. Ma anche sul piano delle uscite serve una riforma di fondo, prevedendo che, senza aspettare troppo, tutti i lavoratori e le lavoratrici, sia nel pubblico, che nel privato, possano decidere di andare in pensione tra i 62 ed i 72 anni, col sistema contributivo, assorbendo tutti i diversi regimi previdenziali. Sul piano delle prestazioni è proponibile che si blocchi, per tre anni, la rivalutazione delle pensioni oltre 8 volte il minimo, mentre per quelle superiori si puo’ applicare un contributo di solidarietà.
Sul Fisco, e’ maturo  equiparare ai livelli europei la tassazione delle rendite finanziarie (esclusi bot e cct). Inoltre è difficile, in questo quadro oggettivamente drammatico, evitare un intervento ragionevole sui  patrimoni.
Un ultimo punto riguarda i costi della politica. Si deve portare, entro settembre, al voto in  aula la proposta presentata dal Pd per ridurre il numero dei parlamentari e la incompatibilità tra gli incarichi; abolire il vitalizio ed inserire i parlamentari nel fondo lavoratori Inps. Infine, ridurre i livelli istituzionali tra regioni, provincie, comuni e proposte ci sono.
C’e’, ovviamente, molto altro che si puo’ fare; ma l’importante e’ cominciare, ma col piede giusto.